Amaro digestivo
KéPHAS
Grecanico dentro.
L’Amaro
Amaro Képhas nasce dalle colline di Bova Marina: colore profondo, sapore intenso e legame millenario con la cultura grecanica.
L’Amaro Képhas, liquore a marchio De.C.O. – Denominazione Comunale d’Origine ‐ è una produzione omaggio dell’Agriturismo Di Petru i ‘Ntoni alla Calabria Grecanica, terra sospesa tra Oriente e Occidente, ponte di civiltà che ha accolto filosofi, monaci, mercanti e contadini. Il suo carattere nasce da un incontro: quello tra le essenze selvatiche delle colline e la sapienza di chi le ha sapute custodire e trasformare.
Il colore, scuro e profondo, evoca le pietre calcaree delle montagne di Bova, ma anche la notte che cala sulle marine ioniche; il sapore, deciso e persistente, racconta la forza di una terra asciutta, rocciosa e luminosa, che nel bicchiere ghiacciato diventa un viaggio di ricchi contrasti.
Non è soltanto un liquore: è un “linguaggio” antico. Racconta il respiro della macchia
mediterranea, il vento salmastro che porta con sé tracce di storia magnogreca e il silenzio degli eremi bizantini. Bere Képhas significa accogliere in sé un pezzo di identità culturale, la convivialità, il calore e l’accoglienza del luogo.
LA STORIA DELL’AMARO
Képhas: il nome e il simbolo della pietra
La storia dell’Amaro Képhas nasce dal fuoco, dalla pietra e dalla memoria. Antonio, osservando il tegamino che il nonno usava per scaldare infusi di erbe, aveva pensato di chiamare il suo amaro “Patrus”, dal greco antico: un nome che richiama la figura paterna, la solidità della pietra e il legame con Pietro, suo figlio.
Ma la ricerca lo condusse più lontano, verso l’aramaico “Képhas”: pietra, ma anche fondamento spirituale. Era il nome che Cristo aveva dato a Simon Pietro, e che evocava per Antonio qualcosa di familiare, solido, eterno. Un nome che sapeva di fede, di identità e di terra.
“Képhas” diventa così la sintesi perfetta: la calda pietra cubica che caratterizza la morfologia del territorio grecanico, la durezza della roccia e la resilienza di chi vive in queste colline, ma anche la trasmissione di un’eredità da padre a figlio, da un Antonio a un Pietro.
Tradizione grecanica e infusi monastici
Il tegamino del nonno ritorna qui come simbolo: la fiamma che arde, i vapori che si sprigionano, il colore che muta lentamente, sono immagini che intrecciano vista, tatto, olfatto e gusto. È l’inizio di un viaggio sensoriale che lega passato e presente, come se ogni nota aromatica fosse un frammento di memoria che torna vivo nel bicchiere.
In questo, l’amaro si pone in continuità con l’antica tradizione degli infusi monastici: i monaci bizantini che abitarono le grotte e gli eremi dell’Aspromonte utilizzavano le erbe del territorio per preparati officinali e alcolici, in cui il sacro e il profano si incontravano. Képhas rinnova quella stessa spiritualità, trasportandola in un presente che conserva il respiro antico della sua terra.
LE ERBE AROMATICHE
L’essenza del Képhas si concentra in tre protagonisti, tutti figli della Calabria Grecanica.
Alloro: pianta sacra ai Greci, simbolo di vittoria e protezione, le sue foglie aromatiche racchiudono la freschezza dei boschi sempreverdi. In queste terre, l’alloro cresce spontaneo lungo i pendii e si integra nella cucina tradizionale, dalle conserve ai piatti di carne.
Finocchietto selvatico: cresce spontaneo lungo i terrazzamenti e i sentieri assolati; il suo profumo erbaceo racconta la semplicità dei pasti contadini e il vento che accarezza gli ulivi. È una pianta profondamente legata alla cultura pastorale, utilizzata per aromatizzare formaggi, carni e pane.
Liquirizia di Calabria: radice antica, nota già a Ippocrate, qui trova la sua massima
espressione. È l’ingrediente che trasforma l’iniziale colore verde dell’infuso in una tonalità scura, quasi notturna, aggiungendo profondità e dolcezza balsamica. La sua presenza in queste terre è legata alla particolare morfologia dei suoli sabbiosi e argillosi che lambiscono la costa ionica, un habitat unico che ha reso la Calabria uno dei luoghi più vocati per la coltivazione della liquirizia.
Queste erbe e radici non sono casuali: appartengono a un ecosistema unico, plasmato dal clima mediterraneo e dalle asperità del terreno. Da millenni accompagnano la vita dell’uomo, che ne ha fatto uso non solo gastronomico ma anche simbolico e rituale. Ogni sorso di Képhas è dunque un dialogo diretto con la terra che lo ha generato.
Tradizione grecanica e infusi monastici
Il tegamino del nonno ritorna qui come simbolo: la fiamma che arde, i vapori che si sprigionano, il colore che muta lentamente, sono immagini che intrecciano vista, tatto, olfatto e gusto. È l’inizio di un viaggio sensoriale che lega passato e presente, come se ogni nota aromatica fosse un frammento di memoria che torna vivo nel bicchiere.
In questo, l’amaro si pone in continuità con l’antica tradizione degli infusi monastici: i monaci bizantini che abitarono le grotte e gli eremi dell’Aspromonte utilizzavano le erbe del territorio per preparati officinali e alcolici, in cui il sacro e il profano si incontravano.
Képhas rinnova quella stessa spiritualità, trasportandola in un presente che conserva il respiro antico della sua terra.
LA PRODUZIONE
Il Képhas viene prodotto secondo metodi artigianali che rispettano il ritmo lento della tradizione.
Dopo la raccolta e la macinazione delle erbe, avviene l’infusione in alcol lasciando maturare il tutto in recipienti chiamati “Limba”, grandi contenitori in terracotta smaltata, che permettono alle essenze di armonizzarsi lentamente, senza perdere intensità.
La terracotta, con la sua porosità, custodisce e accompagna l’evoluzione dell’infuso, conferendogli una rotondità che l’acciaio non saprebbe donare. Solo dopo un lungo riposo, il liquore viene imbottigliato a mano, un gesto che mantiene intatto il legame tra uomo, terra e prodotto.
Ogni fase è segnata da un rapporto fisico e sensoriale: il tatto delle erbe mentre vengono
spezzate, l’odore che invade la stanza durante l’infusione, la vista del liquido che muta colore
giorno dopo giorno. La manualità diventa rito, un’arte che non può essere accelerata.
Suggerimenti di degustazione
Il Képhas si esprime al meglio ghiacciato, servito in calici piccoli, dove sprigiona le sue note aromatiche. Può diventare un sorprendente protagonista in miscelazione: unito ad acqua tonica e limone, rivela freschezza; versato su un gelato alla nocciola e sui dessert, diventa una carezza intensa e persistente. Ogni degustazione non è solo un piacere per il palato, ma un’esperienza culturale: rievoca i borghi antichi edificati dai Greci e rifioriti con i Bizantini, le campagne coltivate e pascolate, la resilienza e la capacità delle genti di questa terra di fare dell’essenziale un’arte di sopravvivenza e di bellezza. Képhas è la Calabria Grecanica che si racconta nel bicchiere ghiacciato.





